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Nuovi orientamenti emergono a livello internazionale: la Commissione europea ha avviato la riforma delle copyright collecting societies e, al fine di tutelare più efficacemente il diritto d'autore nell'era multimediale, sta studiando nuovi modelli di licenza per l'uso dei contenuti editoriali; con analoghi obiettivi, in Germania, è stata approvata una legge che consentirà agli editori tedeschi di far valere i propri diritti di utilizzazione economica nei confronti dei soggetti (i.e. motori di ricerca ed aggregatori di notizie) che, via internet, riproducono e diffondono prodotti editoriali protetti. Assistiamo, dunque, all'affermarsi in Europa di una rinnovata sensibilità per la tutela della proprietà intellettuale; sensibilità che gli editori italiani auspicano possa "contagiare" anche il legislatore nazionale, da lungo tempo inerte. I giornali, quotidiani e periodici, vivono una stagione di profondi cambiamenti. Le aziende editrici hanno razionalizzato i costi e hanno diversificato le loro attività, confrontandosi con un ambiente sempre più multimediale. Ma non hanno mai trovato nelle politiche pubbliche interesse per la protezione dei contenuti editoriali di qualità e per la salvaguardia delle risorse - umane, economiche e tecniche - indispensabili per la loro realizzazione e, più in generale, per la sopravvivenza di una informazione libera e credibile. Gli editori hanno già realizzato autonomamente importanti azioni di tutela e valorizzazione del prodotto, incoraggiando pratiche legali di diffusione dei contenuti: la costituzione del Repertorio Promopress ha reso disponibile anche in Italia, dal 1° luglio 2012, un modello di licenza per la lecita riproduzione ed utilizzazione degli articoli di giornale in rassegne stampa, conforme alla normativa sul diritto d'autore e analogo ai sistemi da tempo operanti nel resto del mondo. Oggi, tuttavia, i contenuti editoriali, facilmente accessibili in forma digitale, sono riprodotti e riutilizzati su internet da soggetti terzi (i.e. aggregatori, motori di ricerca). Pur producendo rilevanti ricavi, nessun introito proveniente da questo traffico su internet, e in particolare sui motori di ricerca, va a coprire, neppure in minima parte, i costi di produzione. I costi dei prodotti editoriali sono elevati - specie per quelli di alta qualità - e sono la reale motivazione di una parte sostanziale del traffico stesso. In termini economici, una tale incongruenza di sistema si traduce in una grave perdita per le imprese editoriali e in un ingiustificato arricchimento degli altri. Il sistema di diffusione dei contenuti è evidentemente diverso rispetto a quello tradizionale del mondo editoriale cartaceo e richiede, pertanto, un aggiornamento sia delle norme sulla retribuzione dei produttori di contenuti sia della tutela del copyright. Anche l'Agcom e l'Agcm, sin dal 2010, hanno avuto modo di evidenziare l'attuale "contesto di disequilibrio" del sistema internet nel suo complesso e hanno auspicato l'inserimento di un nuovo "sistema di diritti di proprietà intellettuale idoneo ad incoraggiare su Internet forme di cooperazione virtuosa tra i titolari di diritti di esclusiva sui contenuti editoriali e i fornitori di servizi innovativi che riproducono ed elaborano i contenuti protetti da tali diritti". Per rispondere alla inadeguatezza delle norme sul diritto d'autore, che risentono di un certo anacronismo rispetto alle caratteristiche tecnologiche ed economiche di Internet, occorre anche in Italia una iniziativa legislativa che, come in Germania, estenda l'esercizio dei diritti di utilizzazione economica nei confronti dei soggetti che riproducono e diffondono online contenuti editoriali protetti.

(Giulio Anselmi è presidente della Fieg)